LA
STORIA DEGLI ACCORDI DI BASILEA
Gli accordi sui requisiti
patrimoniali delle banche sono opera del Comitato di Basilea,
presieduto dai governatori delle Banche Centrali dei dieci Paesi più
industrializzati (G10) alla fine del 1974. Attualmente i membri del
Comitato provengono da: Belgio, Canada, Francia, Germania, Italia,
Giappone, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno
Unito e Stati Uniti. Questo Comitato opera all’interno della BRI
(Banca dei Regolamenti Internazionali), una delle più antiche
organizzazioni finanziarie internazionali, che opera al fine di
favorire la cooperazione tra le banche centrali e gli altri
operatori finanziari per favorire la stabilità monetaria.
Il primo
accordo di Basilea risale al 1988 ed ha introdotto un sistema di
misurazione del capitale a cui hanno aderito le autorità centrali di
oltre 100 Paesi. Tale accordo, che negli anni successivi ha tuttavia
subito talune modifiche correttive, prevedeva l’obbligo per le
banche di accantonare risorse pari all’8 per cento del capitale
erogato, al fine di garantire solidità alla loro attività.
Nel 2001 è
stato poi pubblicato un documento di consultazione – The New
Basel Capital Accord - nel quale viene definita la
regolamentazione relativa ai requisiti patrimoniali delle banche.
L’attuazione del suddetto accordo, firmato il 26 giugno 2004, è
prevista per la fine del 2006. Tuttavia gli istituti bancari per
aderire al nuovo accordo già dal 1 gennaio 2007 dovranno dimostrare
di possedere almeno tre anni di conformità operativa alle nuove
regole, ossia devono aver adottato i nuovi criteri già dal 1 gennaio
2004, con possibilità di rinvio di un anno.
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